DISTURBI DEL SONNO NELL'ADULTO E NEL BAMBINO

 

Il sonno occupa un terzo della vita. Significa che su una vita media di 85 anni, più di 28 li passiamo dormendo. Da questi semplici dati si può intuire l’importanza di un buon sonno.

Il sonno viene regolato da due processi: il processo circadiano e il processo omeostatico. Il primo regola l’alternanza sonno-veglia interagendo con gli stimoli ambientali (il più importante è il ciclo luce-buio) mentre il secondo si riferisce al rapporto tra tempo di veglia e tempo di addormentamento. Quando, per vari motivi, questi due processi non sono in equilibrio, si possono manifestare problematiche legate al sonno.

Esistono diversi disturbi del sonno e li possiamo dividere in due grandi categorie: le dissonnie e le parasonnie.

Le dissonnie riguardano tutti quei disturbi per i quali intervengono interferenze con l’inizio o con il mantenimento del sonno.  Tra queste la più diffusa è sicuramente l’insonnia. Una persona che soffre di insonnia manifesta un malessere diurno che può rendere molto difficoltoso, se non impossibile, lo svolgimento delle quotidiane attività, del lavoro e persino delle relazioni con le persone che le stanno intorno.

Le parasonnie riguardano, invece, tutti quei disturbi per i quali intervengono dei comportamenti anomali durante il sonno. Tra questi ricordiamo il sonnambulismo, il pavor nocturnus (o terrore notturno) e il disturbo da incubi. Le parasonnie sono più spesso presenti nei bambini rispetto agli adulti e solitamente tendono a risolversi con lo sviluppo. E’ però importante rivolgersi ad un professionista per escludere che ci siano cause neurologiche (ad esempio epilessia) o traumatiche (ad esempio disturbo post traumatico da stress, situazioni d’abuso…).

Durante una valutazione psicologica di un problema del sonno il professionista deve portare particolare attenzione alla diagnosi differenziale in quanto spesso si possono rilevare disturbi del sonno in associazione con disturbi medici o disturbi psichici.

Di solito, con un intervento psicologico di tipo cognitivo comportamentale si possono risolvere la maggior parte dei problemi legati al sonno e anche per i disturbi del sonno in comorbilità a condizioni mediche, come ad esempio dolore cronico, si stanno raccogliendo evidenze scientifiche sul miglioramento del sonno stesso nel caso in cui vengano applicati protocolli di intervento cognitivo comportamentali.

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