INSONNIA: CHE FARE?

Si parla di insonnia quando, almeno due volte a settimana, vi è difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno tale che esso risulti di qualità insoddisfacente.

La durata del sonno non è un indice della severità dell’insonnia, esistono infatti diversi ipnotipi: i “brevi dormitori” si ritengono soddisfatti già con 5 ore di sonno mentre i “lungo dormitori” hanno bisogno di dormire almeno 10 ore.

L’attenzione deve essere posta su due tipologie di sintomi. I sintomi notturni riguardano il tempo necessario per addormentarsi, il numero e la durata di eventuali risvegli. I sintomi diurni più frequenti, invece, sono sonnolenza, irritabilità e difficoltà di attenzione, concentrazione e memoria. Sono proprio i sintomi diurni e il malessere provato durante il giorno a spingere gli insonni alla ricerca di una cura.

L’insonnia può colpire a tutte le età e sia nella valutazione che nel trattamento occorre tenerne conto.

Anziani e adolescenti, per esempio, hanno uno spostamento naturale dell’orologio biologico tale per cui i primi tendono ad addormentarsi prima e a svegliarsi presto mentre i secondi tendono ad addormentarsi dopo e a svegliarsi tardi.

I bambini sono una categoria particolare. Possono soffrire di insonnia principalmente per due ragioni: mediche (ad esempio coliche, allergie) o contestuali. Spesso sono proprio i tentativi che il  genitore fa per addormentare il bambino che non permettono a quest’ultimo di sviluppare autonomia rispetto al passaggio dalla veglia al sonno. In questi casi è utile aiutare il genitore a sviluppare comportamenti che facilitino il sonno del proprio pargolo.

Per curare l’insonnia è possibile fare ricorso a farmaci (che devono essere sempre prescritti da un medico) oppure è possibile affidarsi ad uno psicologo formato in terapia cognitivo comportamentale.

La terapia cognitivo comportamentale dell’insonnia consiste in alcuni incontri (minimo 3 e massimo 13) durante i quali il professionista effettua una valutazione e imposta un intervento fatto di tecniche comportamentali (tra le quali anche tecniche di rilassamento) e cognitive allo scopo di ripristinare l’equilibrio tra il sonno e la veglia.

La terapia cognitivo comportamentale è un’alternativa molto valida con bambini, donne in gravidanza, persone che assumono già molti farmaci o che vogliono tornare a dormire “bene” senza utilizzarne.

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